IL PROGETTO

Chi l’ha detto che la storia è noiosa? Dipende da come la racconti, e noi di Storia&Narrazione lo facciamo meglio.

Era il 2007 quando abbiamo cominciato a pensare che per raccontare la Storia con la ‘S’ maiuscola, quella dei manuali, per intenderci, fossero necessarie altre cose, oltre alle date, ai fatti, ai nomi dei grandi personaggi: ad esempio le storie, quelle con la ‘s’ minuscola, le storie degli uomini e delle donne che la storia l’hanno solo vista passare, che a volte ne sono stati sfiorati, o colpiti, o anche sconfitti, più spesso ignorati. E anche fonti diverse, oltre ai documenti degli archivi e delle biblioteche: musica, immagini, storie private, diari, memorie, romanzi, poesie. E infine qualcosa che nessuno si aspetterebbe di trovare, ascoltando raccontare la Storia: le emozioni.

E così è nata Storia&Narrazione”, qualcosa a metà tra la performance teatrale e la vera e propria lezione, capace di uscire dalle aule e dai convegni accademici per farsi esperienza di apprendimento e godimento, qualcosa di così innovativo che c’è voluto qualche tempo e un nome nuovo per definirlo: historytelling. Al centro della scena, dentro la cruda materia dei fatti e di ciò che è accaduto, si sente ogni volta pulsare la vita, come era, come è cambiata; i sentimenti di chi c’era, di chi ha lasciato una traccia e di chi è stato testimone.

In questi anni, ad ogni stagione, il pubblico è cresciuto, e l'entusiasmo anche. Il che significa - prima di tutto - una cosa: la Storia non è per nulla noiosa, se sai come raccontarla. 

PROSSIMAMENTE

Adriano Olivetti e il primo pc.

La grande opportunità perduta

28 gennaio 2019, 10:30 (per le scuole)

@TEATRO CARCANO  

di e con Paolo Colombo 

Paolo Colombo racconta l’avventura pionieristica dell’Olivetti nel mondo dell’elettronica: un laboratorio di giovani talenti, i primi passi dell’informatica in Italia, la straordinaria realizzazione del primo personal computer. Ne emerge, sullo sfondo della storia italiana dell’Italia degli anni ’50 e ’60, un fantastico affresco della Olivetti di Adriano, fucina di sogni, di creatività e di cultura raffinata, ma anche di robusti successi commerciali a livello internazionale.

Eppure, nel ’64, l’Olivetti viene costretta ad abbandonare l’elettronica, lasciando che i frutti del genio italiano si secchino sulla pianta. Una potenziale ‘Silicon Valley’ tricolore muore appena nata.

Raccontare questa storia vuol dire sottolineare l’importanza della fiducia riposta nella capacità di visione di uomini illuminati, nell'intraprendenza dei giovani, negli effetti virtuosi dell’innovazione: una fiducia senza la quale le crisi paiono insuperabili. Sorge allora una domanda decisiva: cosa vogliamo davvero per il futuro del nostro Paese?