IL PROGETTO

Chi l’ha detto che la storia è noiosa? Dipende da come la racconti, e noi di Storia&Narrazione lo facciamo meglio.

Era il 2007 quando abbiamo cominciato a pensare che per raccontare la Storia con la ‘S’ maiuscola, quella dei manuali, per intenderci, fossero necessarie altre cose, oltre alle date, ai fatti, ai nomi dei grandi personaggi: ad esempio le storie, quelle con la ‘s’ minuscola, le storie degli uomini e delle donne che la storia l’hanno solo vista passare, che a volte ne sono stati sfiorati, o colpiti, o anche sconfitti, più spesso ignorati. E anche fonti diverse, oltre ai documenti degli archivi e delle biblioteche: musica, immagini, storie private, diari, memorie, romanzi, poesie. E infine qualcosa che nessuno si aspetterebbe di trovare, ascoltando raccontare la Storia: le emozioni.

E così è nata Storia&Narrazione”, qualcosa a metà tra la performance teatrale e la vera e propria lezione, capace di uscire dalle aule e dai convegni accademici per farsi esperienza di apprendimento e godimento, qualcosa di così innovativo che c’è voluto qualche tempo e un nome nuovo per definirlo: historytelling. Al centro della scena, dentro la cruda materia dei fatti e di ciò che è accaduto, si sente ogni volta pulsare la vita, come era, come è cambiata; i sentimenti di chi c’era, di chi ha lasciato una traccia e di chi è stato testimone.

In questi anni, ad ogni stagione, il pubblico è cresciuto, e l'entusiasmo anche. Il che significa - prima di tutto - una cosa: la Storia non è per nulla noiosa, se sai come raccontarla. 

PROSSIMAMENTE

 

Olivetti e il primo pc.

La grande opportunità perduta

28 ottobre 2019, 20:30

@TEATRO CARCANO  

di e con Paolo Colombo 

 

 

Paolo Colombo racconta l’avventura pionieristica della Olivetti nel mondo dell’elettronica: un laboratorio di giovani talenti, i primi passi dell’informatica in Italia, la straordinaria realizzazione del primo personal computer. Sullo sfondo della storia italiana dell’Italia degli anni ’50 e ’60 emerge un fantastico affresco della Olivetti di Adriano, fucina di sogni, di creatività e di cultura raffinata, ma anche di robusti successi commerciali a livello internazionale.

Eppure, nel ’64, si alza un vero e proprio muro all’innovazione. Chi lo vuole, e perché? L’Olivetti viene costretta ad abbandonare l’elettronica, lasciando che i frutti del genio italiano si secchino sulla pianta. Una potenziale ‘Silicon Valley’ tricolore muore appena nata.

Raccontare questa storia vuol dire sottolineare – davanti alla resistenza che il sistema economico e politico oppone al cambiamento – l’importanza del riporre della fiducia nella capacità di visione di uomini illuminati, nell’intraprendenza dei giovani, negli effetti virtuosi dell’innovazione: una fiducia senza la quale le crisi paiono insuperabili. Sorge allora una domanda decisiva: cosa vogliamo davvero per il futuro del nostro Paese?